giovedì 17 maggio 2012

CAOS DENTRO: NON INSEGNATE AI BAMBINI...

Molto spesso le canzoni racchiudono, nei loro testi, insegnamenti e parole eccezionali. Questa settimana vogliamo dare spazio a questi insegnamenti, proponendovi il testo e le parole della canzone “Non insegnate ai bambini” del grande e indimenticabile Giorgio Gaber. Non serve alcuna spiegazione di fronte ad una simile poesia, ma solo leggere e riflettere.

NON INSEGNATE AI BAMBINI - Giorgio Gaber

Non insegnate ai bambini
non insegnate la vostra morale
è così stanca e malata
potrebbe far male 
forse una grave imprudenza 
è lasciarli in balia di una falsa coscienza. 


Non elogiate il pensiero 
che è sempre più raro 
non indicate per loro 
una via conosciuta 
ma se proprio volete 
insegnate soltanto la magia della vita. 



Giro giro tondo cambia il mondo. 



Non insegnate ai bambini 
non divulgate illusioni sociali 
non gli riempite il futuro 
di vecchi ideali 
l'unica cosa sicura è tenerli lontano 
dalla nostra cultura. 



Non esaltate il talento 
che è sempre più spento 
non li avviate al bel canto, al teatro 
alla danza 
ma se proprio volete 
raccontategli il sogno di 
un'antica speranza. 



Non insegnate ai bambini 
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente 
stategli sempre vicini 
date fiducia all'amore il resto è niente.




giovedì 10 maggio 2012

CAOS DENTRO: SUICIDI DA CRISI

Imprenditori, disoccupati, lavoratori precari. Tutte persone, queste, schiacciate dalle difficoltà economiche degli ultimi tempi e lasciate sole a fronteggiare problemi più grandi di loro. Persone che sempre più frequentemente decidono di farla finita, senza lavoro e per questo incapaci di guardare al futuro con la serenità che ogni uomo merita.
I suicidi a causa della crisi, in Italia, oramai sono all'ordine del giorno, con la mancanza di liquidità che fa da denominatore comune di questi drammi. 
Al momento però lo Stato, a parte fornire quotidianamente il numero totale di suicidi e tranquillizzare i cittadini con dichiarazioni del tipo "i suicidi non sono aumentati per la crisi" o "per l'Istat i suicidi non crescono", cosa sta facendo concretamente per evitare che altre persone compiano gesti estremi? Assolutamente niente!
Come al solito sono i Comuni, nella loro solitudine, ad addossarsi questi drammi e, in alcuni casi, si dimostrano veramente all'altezza del problema. Un esempio virtuoso è quello del comune di Bologna che, dopo l'ennesimo suicidio di un artigiano locale, ha deciso di scendere in campo in prima persona con iniziative volte all'ascolto e al sostegno, così da evitare che la disperazione che vivono quotidianamente tante persone non si trasformi, ancora una volta, in un gesto estremo. Il comune di Bologna, che farà da regista di questa esemplare iniziativa, attiverà un punto d'ascolto, con una competente e esperta squadra di psicologi (supportata dai servizi sociali) che seguiranno con attenzione tutte quelle persone in difficoltà a causa di questa interminabile crisi economica. Ascoltare e sostenere...due verbi che possono sembrare a prima vista banali ma che forse molti di noi non usano più o non hanno, soprattutto, più il tempo di usare.
Prendiamo esempio da Bologna e impegniamoci tutti, in prima persona, affinchè questi drammi in Italia non accadano più. 
Non vogliamo sentire più storie come quella di Arcangelo Arpino, imprenditore napoletano di 63 anni suicidatosi con un colpo di pistola alla testa per debiti, o come quella di Generoso Armenante, di 48 anni, impiccatosi dopo più di un anno e mezzo senza lavoro. Nessuno, nella crisi, deve essere lasciato solo.
Vi salutiamo pubblicando, qui di seguito, il biglietto d'addio di Generoso Armenante, nella speranza che sproni ognuno di noi ad impegnarsi in prima persona  per non lasciare nessuno da solo nel suo dramma.

"Chiedo perdono a tutti...Visto che sono un fallito ho deciso di farla finita. Senza lavoro non posso vivere."

Generoso lascia la moglie e una giovane figlia di 19 anni.


mercoledì 9 maggio 2012

IN MEMORIA DI PEPPINO...


Per ricordarlo nell’anniversario della sua morte abbiamo trovato una poesia scritta da lui e di seguito troviamo un'altra poesia scritta da Umberto Santino, in cui immagina che a parlare sia la madre di Peppino, una donna che non ha esitato a rinnegare la società mafiosa di cui pure il marito faceva parte per schierarsi con il figlio finché era in vita, e difenderne poi la memoria.



POESIA DI PEPPINO

Fiore di campo nasce
sul grembo della terra nera,
fiore di campo cresce
odoroso di fresca rugiada,
fiore di campo muore
sciogliendo sulla terra
gli umori segreti.

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POESIA DI SANTINO

Questo non è mio figlio.
Queste non sono le sue mani
questo non è il suo volto.
Questi brandelli di carne
non li ho fatti io.

Mio figlio era la voce
che gridava nella piazza
era il rasoio affilato
delle sue parole
era la rabbia
era l’amore
che voleva nascere
che voleva crescere.

Questo era mio figlio
quand’era vivo,
quando lottava contro tutti:
mafiosi, fascisti,
uomini di panza
che non valgono neppure un soldo
padri senza figli
lupi senza pietà.

Parlo con lui vivo
non so parlare
con i morti.
L’aspetto giorno e notte,
ora si apre la porta
entra, mi abbraccia,
lo chiamo, è nella sua stanza
a studiare, ora esce,
ora torna, il viso
buio come la notte,
ma se ride è il sole
che spunta per la prima volta,
il sole bambino.

Questo non è mio figlio.
Questa bara piena
di brandelli di carne
non è di Peppino.

Qui dentro ci sono
tutti i figli
non nati
di un’altra Sicilia.

giovedì 26 aprile 2012

CAOS DENTRO: IL FUTURO BATTE NEL CUORE DELLA MEMORIA


Puntata di Caos Dentro dedicata alla Resistenza, che onoriamo pubblicando una bellissima lettera di Sandro Pertini inviata alla madre durante gli anni della sua prigionia ai tempi del Fascismo. 
Per non dimenticare ma, soprattutto, per continuare a valorizzare il sacrificio di tanti uomini per la liberazione dell'Italia dal Nazi-fascismo. 
Il nostro futuro batte nel cuore della nostra memoria...


Mamma,
con quale animo hai potuto fare questo? Non ho più pace da quando mi hanno comunicato che tu hai presentato domanda di grazia per me. […] E mi sento umiliato al pensiero che tu, sia pure per un solo istante, abbia potuto supporre che io potessi abiurare la mia fede politica pur di riacquistare la libertà. […]
Come si può pensare che io, pur di tornare libero, sarei pronto a rinnegare la mia fede? E provo della mia fede, cosa può importarmene della libertà? La libertà, questo bene prezioso tanto caro agli uomini, diventa un sudicio straccio da gettar via, acquistato al prezzo di questo tradimento, che si è osato proporre a me. Nulla può giustificare questo tuo imperdonabile atto. Lo so, più di te sono colpevoli coloro, che ti hanno consigliata di compierlo. […] Mi si lasci in pace, con la mia condanna, che è il mio orgoglio e con la mia fede, che è tutta la mia vita. Non ho chiesto mai pietà a nessuno e non ne voglio. Mai mi sono lagnato di essere in carcere e perché, dunque, propormi un così vergognoso mercato?
[…] Ma dimmi, mamma, come potresti riabbracciare tuo figlio, se a te tornasse macchiato di un così basso tradimento? Come potrei viverti vicino, dopo aver venduto la mia fede, che tu hai sempre tanto ammirata? No, mamma, meglio che tu continui a pensarlo qui, in carcere, ma puro d'ogni macchia, questo tuo figliolo, che vedertelo vicino colpevole però d'una vergognosa viltà. […]
Per questo mio reciso rifiuto la tua domanda sarà respinta. E adesso non mi rimane che chiudermi in questo amore, che porto alla mia fede e vivere di esso. Lo sento più forte in me, dopo questo tuo atto. E mi auguro di soffrire pene maggiori di quelle sofferte fino ad oggi, di fare altri sacrifici, per scontare io questo male che tu hai fatto. Solo così riparata sarà l'offesa, che è stata recata alla mia fede ed il mio spirito ritroverà finalmente la pace. Ti bacio

tuo Sandro





martedì 24 aprile 2012

LETTERE PARTIGIANE - Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana


Questa sera pubblichiamo una lettera di un partigiano bolognese che operava nella zona di Bergamo.
Un uomo che voleva molto bene a sua madre e a suo fratello, e siamo onorati di rendergli omaggio ricordandolo con questo post.
Buona lettura.



Giorgio Paglia (Giorgio)
Di anni 22 – studente in ingegneria al Politecnico di Milano – nato a Bologna il 9 marzo 1922 -. Allievo ufficiale a Cerveteri (Roma), nei giorni successivi all’8 settembre 1943 partecipa a combattimenti contro i tedeschi sottraendosi fortunosamente alla cattura – dispersi gli ultimi reparti dell’esercito, torna alla sua residenza di Nese (Bergamo) – si unisce alla 53 Brigata Garibaldi (che prendera il nome di “13 Martiri”) operante nelle Valli Cavallina e Canonica (Bergamo) – per sette mesi partecipa alle azioni della Brigata impegnata in numerosi e duri combattimenti – il 17 novembre 1944, alla Malgalunga sul Monte Sovere (fra le valli Cavallina, Borlezza e Seriana), il suo distaccamento è attaccato da un reparto della legione “Tagliamento” – esaurite dopo lunga resistenza le munizioni, viene catturato insieme a sette compagni dei quali Mario Feduzzi ed un russo vengono fucilati sul posto -. Processato il 19 novembre 1944 a Lovere (Bergamo) dal Tribunale Speciale della “Tagliamento” – rifiuta la grazia offertagli come figlio di Medaglia d’Oro al Valor Militare -. Fucilato il 21 novembre 1944 al cimitero di Costa Volpino (Bergamo), da plotone della “Tagliamento”, con Andrea Caslini ed altri quattro partigiani di cui tre russi -. Medaglia d’Oro al Valor Militare.


Costa Volpino, 21.11.1944
Cara mamma,
        poco prima di essere fucilato rivolgo il mio pensiero a te, mia adorata mammina, ti domando perdono di quanti dispiaceri ti ho dato nella mia vita. Ma sappi che ti ho sempre adorato e che sei l’unico mio pensiero in questo momento e mio grande dolore è quello di non poterti vedere.
        Sii orgogliosa di tuo figlio perché come credo di aver saputo combattere, così credo che saprò morire. Negli uomini che mi hanno catturato ho trovato dei nemici leali in combattimento e degli uomini buoni durante la prigionia.
        Dato che credo all’al di là sono sicuro che mi incontrerò con mio Padre e che insieme proteggeremo te e Toty. Il mio immenso amore non vi abbandonerà mai.
        Saluti a tutti e prega per l’anima mia
Giorgio


Caro Toty,
       io non ti vedrò più, ma ti proteggerò sempre.
       Sappi che combattendo io combattevo solo per ottenere un’Italia Libera da ogni straniero. Ricorda anche tu quando nostro Padre ci ha insegnato: “la Patria sopra tutto ed il suo bene”. Sii onesto nella tua vita che ti auguro lunga e cerca di dare alla mamma poverina un po’ di consolazione in questo nuovo grande dolore, stalle vicino con il tuo amore e vedrai che saprai consolarla.
         Studia e fatti onore, nella vita ti sarò sempre vicino.
         Abbraccio ancora te la mamma con tutto il mio amore.
         Vostro
Giorgio