giovedì 10 novembre 2011

CEMENTO? NO, GRAZIE!

A fine ottobre, come molti di voi ben sapranno, è stato varato il nuovo PGT (Piano di governo del territorio di Calusco d’Adda), adottato a maggioranza dalla lista civica “Per Calusco” e depositato alla visione dei cittadini per trenta giorni. Circonvallazione sud, polo scolastico e più volumi per chi costruisce “eco” sono solo alcuni degli elementi caratterizzanti del nuovo piano che, neanche a dirlo, ci turba alquanto. Ok al premio per chi costruisce all’insegna del risparmio energetico, ma perché continuare a costruire case su case?
Come al solito, durante una crisi economica come quella che stiamo attraversando attualmente, i comuni pensano bene di guadagnare qualche soldo attraverso l’edificabilità, versando sul nostro territorio nuove e ingenti colate di cemento, diventando, ahimè, sempre più schiavi dei costruttori. Sono previsti, infatti,  56.000 metri quadrati di edificabilità da completare nella zona della Capora e il piano lottizzazione sull'area dell'ex acquedotto in via Aldo Moro; altri 70.000 metri quadrati di area edificabile compresa tra via Monte Giglio, via della Fontana e il rondò del Gran Mercato in zona Valtulina; circa 60.000 metri quadrati di edifici industriali che saranno demoliti e su cui sorgeranno case e negozi nell'area «Camet», in quella della società Cmc e nella zona di insaccamento dell'Italcementi, tra le vie Marconi e Vittorio Emanuele II. Il PGT aggiunge poi circa 12.000 metri quadrati di nuove costruzioni in località Baccanello e circa 60.000 di lotti industriali in zona Cascine Rivalotto.
Progetto sicuramente considerevole e impegnativo, peccato però che la maggior parte di queste costruzioni rischiano di rimanere semivuote, come successo recentemente alla Capora.
Ne vale davvero la pena, quindi, di costruire nuovi edifici e mancare di rispetto ulteriormente al nostro territorio lasciandolo nelle mani dei costruttori? Non c’è un metodo diverso e più semplice per avere entrate senza contaminare costantemente l’ambiente che ci circonda?
Noi vi buttiamo giù un’idea. Perché non sfruttare il nostro territorio per produrre direttamente energia pulita? Gli impianti fotovoltaici e eolici garantiscono la possibilità di produrre energia pulita nel pieno rispetto della conservazione ambientale ed è valido in ogni contesto. Mettere a disposizione il nostro territorio, oltre ad essere motivo di orgoglio, comporterebbe un enorme risparmio energetico in tutto il paese, con gran parte dei nostri impianti pubblici alimentati gratuitamente dall’energia prodotta dai fotovoltaici e dagli impianti eolici. Le aziende che si occupano del settore, infatti, garantiscono enormi privilegi per i paesi che mettono a disposizione il territorio per la produzione di energia pulita, con le casse del comune che non farebbero più i conti con le spese relative al pagamento dell’elettricità. La produzione di energia elettrica da fonte eolica ha avuto un trend estremamente positivo negli ultimi anni raggiungendo a fine  2010 un valore di potenza installata prossimo ai 200 GW. Le prospettive di sviluppo per i prossimi anni sono ancora più promettenti sia secondo l’Unione Europea che le grandi Associazioni mondiali ed europee del settore. Si prevede più del raddoppio della potenza installata nel mondo al 2015 (450 GW) e, secondo la UE,  la copertura da fonte eolica al 2020 di circa il 12%  del consumo totale dell’energia elettrica in Europa.  Non passa inosservato, ovviamente, neanche l’impatto occupazionale, che porterebbe un aumento delle opportunità lavorative estremamente significativo. Siemens, General Electric e Alstom sono solo alcune delle grandi aziende internazionali che si stanno già dedicando alla produzione delle macchine eoliche e, proprio per questo motivo, non capiamo la necessità di basarci ancora sull’edificabilità per uscire dalla morsa di questa crisi epocale.
Molto spesso abbiamo la soluzione a portata di mano. Riflettiamoci.


5 commenti:

  1. Magari! Si comincerebbe veramente ad evitare gli sprechi e a consumare meno e meglio!!

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  2. Basterebbe ricordare una cosa talmente semplice che ormai nessuno considera nemmeno più: IL SUOLO E' DEI NOSTRI FIGLI.
    "Conservare l'ambiente vuol dire pensare al maggior vantaggio per il maggior numero possibile di cittadini, per una durata il più lunga possibile. Ma il criterio del 'maggior numero possibile' deve applicarsi all'intero svolgersi del tempo: e in esso noi, che siamo vivi oggi, non siamo che una frazione insignificante. Abbiamo il dovere di rispettare l'insieme degli uomini, specie le generazioni non ancora nate...". A parlare così non è il presidente di Greenpeace ma Theodore Roosevelt, presidente degli Stati Uniti, nel 1909!
    Davanti al mutismo quasi generalizzato delle istituzioni pubbliche, anche la voce e gli atti di un sindaco di un piccolo comune come Calusco potrebbe avere un grande significato, segnare una bandiera civile e diventare il seme di una presa di coscienza della quale il nostro Paese ha urgente bisogno.
    Per il profitto di pochi, abili ad accecare e illudere con la "metanfetamina" degli oneri di urbanizzazione ambizioni e appetiti di amministratori poco accorti, si continua a consumare risorse che sono di tutti, soprattutto delle generazioni future.
    Si tratta di capire dove sta la vera ricchezza, in un'edificazione senza fine o in un uso accorto del territorio? Nel moltiplicare le "invasioni" edilizie, poi invendute e inutilizzate, o nell'indirizzare investimenti e risparmi su attività produttive basate sul recupero ecocompatibile, sulle competenze, sulla creatività e sul talento dei nostri giovani?
    Per distruggere un suolo bastano pochi giorni di bulldozer e betoniera. Per rifarlo occorrono millenni. In attesa che le leggi comunitarie pongano un freno al dissennato consumo del nostro suolo (triste primato italiano in Europa), sono in primis gli amministratori locali che si assumeranno la responsabilità di rispondere delle loro scelte nei confronti delle generazioni future!

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  3. salvaguardia dell'ambiente = sviluppo !!!!

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  4. Che gli oneri di urbanizzazione rappresentino un rovello per le amministrazioni locali è un dato assodato, la crisi che stiamo attraversando ed i tagli sui trasferimenti ai comuni favoriscono i meno propensi al pensiero, ad intraprendere scorciatoie prive di fantasia, specialmente se la capacità analitica presenta quei limiti generati dai preconcetti. E’ fuor di dubbio che l’assenza di sforzi veri a tutela del territorio, siano alimentati da preoccupazione elettorali. Gli appetiti, sia privati che imprenditoriali, hanno un peso determinante che condizionano le scelte, ma ciò non attenua le responsabilità di chi è chiamato a rispondere del bene comune.
    I coraggiosi sanno e vogliono remare anche controcorrente, non si adagiano sul quotidiano e sanno progettare e perseguire scenari alternativi, creando spazi compatibili col futuro in nome di quanti oggi non possono decidere, ma che ad essi dovranno rispondere.
    La nostra è “la” generazione che più di ogni altra sarà inscritta dalla storia con un solo aggettivo senza appello: “maledetta” se non si dimostrerà in grado di invertire questa logica miope imperniata sul presente, continuando ad ipotecare la terra dei nostri figli in modo dissennato.
    Francamente il piano presentato (PGT Calusco) non si vuole discostare da logiche vecchie, improntate sullo scontro ideologico per rimarcare la propria superiorità. E’ fuori di dubbio che un nuovo “muro” mentale è stato edificato, che prescinde le ragioni dell’altro. Così la storia si ripete: “noi siamo migliori di voi”. Guardando tra le pieghe del nuovo PGT si può leggere questa logica, una logica che stravolge i piani precedenti con dei costi ingiustificabili per la collettività, una logica messa in campo al solo scopo di affermare cambiamenti che segnino nel futuro il loro passaggio, ma destinate come tutte a mostrare i propri limiti, limiti pervicacemente celati indicando la luna, nascondendo a se e agli altri tutte le conseguenze, economiche ed ambientali, che si vanno a scaricare sulle generazioni a venire. Altro che cambiamenti in “verticale” che avrebbero dovuto sostituire il “grigiore delle villette a schiera”, qualcuno ricorderà questa frase storica pronunciata alla presentazione del fantomatico “triangolo”.
    Ora alla luce di quanto mi è dato capire, il tema ambientale passa in secondo ordine. Il consumo del territorio negato al parco fotovoltaico (che ho condiviso) per non sottrarre ulteriore terreno agricolo, viene ignorato cedendo al grigiore delle villette a schiera. Per un attimo ho sperato in una conversione ambientalista di questa amministrazione, ma ho visto riconfermare tutto il suo pressappochismo in enunciazioni di circostanza, e la scelta di lottizzazione delle aree in questione ne è la prova, per le quali non mi risulta (spero di sbagliare, ma non l’ho sentita alla relazione di presentazione) esista una analisi di rischio idrogeologico. (continua...)

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  5. Inoltre, l’area sottoposta a lottizzazione di Baccanello, dovrebbe venire coinvolta (in un futuro relativamente lontano) dalla variante Calusco-Terno, quali saranno le condizioni ambientali per gli ignari che andranno ad occupare i previsti insediamenti abitativi?
    L’energia alternativa alla quale si appellano con passione i Giovani Democratici, penso necessiti di ulteriori approfondimenti, immaginando scenari e soluzioni di fattibilità compatibili con l’ambiente, collegandoli magari al problema “amianto” innescando sinergie volte ad affrontare in contemporanea le possibili evoluzioni.
    Il Polo Scolastico presenta, a mio modo di vedere, soluzioni sconcertanti. La variante di via Marconi mi sembra a dir poco azzardata, andrebbe comunque ripensata se questa è immaginata in funzione del parziale sacrificio del piazzale del mercato. Premetto, ma è una opinione del tutto personale, che l’attuale piazzale del mercato rappresenta uno dei fiori all’occhiello delle infrastrutture comunali, e sono convinto che gli ambulanti non possano che reagire in modo negativo a tale progetto, che vede compromette un loro investimento, un patto che in passato ha consentito di rilanciare con successo il commercio ambulante (fonte di introiti non trascurabili per il comune), va ricordato peraltro che è stata la loro partecipazione a rendere ciò possibile.
    Il Polo scolastico prospettato, mi è dato capire vedrebbe accentrare nell’area prevista tutte le attività didattiche del comune. I costi per la realizzazione delle strutture esistenti li vogliamo buttare al vento?
    Gli edifici dismessi, cosa se ne vuol fare? Verranno messi all’asta con i risultati deludenti dell’area edificabile di via A. Moro? (aste deserte). Alla luce di questa esperienza, (mi si permetta la dietrologia provocatoria) verranno messe all’asta per regalarli a chi?
    Mi fermerei qui, sperando nel contributo di altri anche su temi diversi da quelli elencati, sperando di aver dato parziale risposta al signor Rossi Mario (John Smith si presentava all’ispettore Callaghan intendendo mantenere l’anonimato), definendo il mio post su CALUSCOINLINEA “bestialità”.
    Sperandio Mangili

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