giovedì 9 febbraio 2012

CAOS DENTRO: MAMMA, VADO A GIOCARE PER DIVENTARE UN ADULTO!

Negli ultimi anni sono sorte delle polemiche sui giovani d’oggi, incapaci di essere indipendenti e intraprendere qualche attività senza l’aiuto dei genitori. Tutto questo si riscontra in ogni ambito, dal lavoro fino alla creazione di nuove famiglie, ma anche in quello sportivo.
Con questo breve passaggio vorrei far aprire gli occhi a tutti su come i giovani educatori possono trovare difficoltà ad insegnare alle nuove generazioni, attraverso dei mezzi come il gioco e lo sport, a crescere e a diventare degli adulti in grado di vivere indipendenti.
Molti degli atleti che militano in campionati di alto livello sono molto spesso figli di altri atleti. Questi figli hanno ricevuto un’educazione sportiva fin da quando erano piccoli. Sono cresciuti con molta umiltà, faticando e lottando per ottenere ogni successo, sportivo e non. Questa stessa umiltà e voglia di sacrificio che contraddistingueva le passate generazioni che volevano e dovevano risollevarsi dal nulla.
Lo sviluppo industriale, il benessere economico hanno modificato moltissimo le nostre abitudini. Negli ultimi anni siamo diventati più sedentari, il cibo si porta a casa andando a fare la spesa o addirittura arriva già cotto. Oggi si possiede già tutto e non c’è più bisogno di lottare né conquistare niente.
La mancanza di umiltà e voglia di sacrificio, uniti al fatto che questi ragazzi sono sempre più coccolati e incapaci di rialzarsi dopo una caduta o un tentativo fallito, portano molto spesso all’abbandono, perché è più facile ritornare a casa coccolati e viziati, per poi stare davanti alla tv o ai videogame, dove non è possibile perdere perché si mette in pausa o si ripete il livello.
Inoltre, i bambini ed i ragazzi di oggi si devono accontentare di fare due ore di educazione fisica a scuola e forse una o due sedute settimanali di attività ludica, e non sportiva, per poi stare a casa a studiare o stare davanti a qualche monitor. Questo tempo dedicato al moto, è molto poco se confrontato con quanto si faceva 20 o 30 anni fa. Quando si era piccoli, qualche anno fa, seppur non esistevano le attività sportive organizzate come ora, si andava a giocare per ore in cortile, si avevano molti amici con cui correre, saltare, ridere, cadere e rialzarsi.
Oggi le cose sono cambiate. Le mamme hanno paura che i figli si facciano male, i genitori non hanno tempo per portare al parco o in palestra i figli. La situazione può essere riassunta e trovare spiegazione in un semplice pensiero di Don Antonio Mazzi: “I bambini devono coprirsi quando le  loro mamme sentono freddo”.
I genitori ora si sentiranno indignati per quello che ho detto, ma se, voi che ora siete genitori, ripensate a quello che i vostri genitori hanno fatto nei vostri confronti, vi renderete conto che anche voi vi state comportando come loro. Questa situazione si verifica per ogni generazione e, seppur il contorno e le circostanze cambino, si ripetono sempre uguali.
Oggigiorno le possibilità per trasformare in atleti di domani i bambini ed i ragazzi di oggi ci sono. Moltissime società sportive e polisportive propongono attività che mantengono i ragazzi impegnati per 3-4 o addirittura 5 giorni a settimana, mettendo a disposizione tempo e persone affinché i ragazzi possano crescere sia a livello sportivo che caratteriale.
Se pensiate che l’impegno sia troppo e per questo si possa “trascurare la scuola e lo studio” è un grosso errore. E’ solamente questione di abitudine e di organizzazione. Questo “impegno” insegnerà ai ragazzi a crescere, ad essere indipendenti e a conciliare le varie attività in cui si è coinvolti cercando di staccarsi dalla televisione, dal computer e dai videogame, imparando a vivere in gruppo e a “giocare” stando alle regole. Se poi non si è portati per diventare professionisti perché madre natura non ha fornito i mezzi, si è imparato a crescere e ad essere un adulto.
Cerchiamo quindi di lasciar crescere i figli. Non restiamo stupiti se i giovani restano attaccati alle mamme fino a 30-40 anni. Questo fenomeno non è solo dovuto al fatto che non si posseggono i mezzi economici per poter comprare casa e vivere da soli, ma soprattutto perché i ragazzi vengono tenuti da soli in casa davanti a dei monitor a non socializzare a non vivere in gruppo a non “cadere e rialzarsi”. Si avranno così dei fanciulli-bambini che poi diventeranno dei ragazzi-pre-adolescenti e quindi degli adulti-adolescenti. Attraverso il gioco, lo sport vissuto in palestra o all’aperto insieme a dei coetanei senza lo sguardo attento e protettivo dei genitori, i ragazzi possono imparare a socializzare. Inoltre, attraverso un’attività intensa, si impara ad essere indipendenti ed organizzati.





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